Milano, 28 lug. (askanews) – La pallavolo femminile italiana si distingue e brilla come un fenomeno unico, ben oltre l’ombra della sua controparte maschile. Un movimento, che ieri ha festeggiato la vittoria nella Nations League e la perdurante imbattibilità della nazionale femminile guidata da Julio Velasco, e che ha radici profonde che risalgono giocatrici quali Cacciatori e Piccinini. La disciplina ha vissuto un’ascesa trionfale tra la fine degli anni Novanta e i Duemila, affermandosi come il secondo sport per numero di tesserati in Italia, superando persino il basket.

Dario Pregnolato ha scritto un libo – “Schiacciare dal tetto del mondo. Paola Egonu e il volley che cambia la storia” (Kenness editore) – dedicato alla storia della pallavolo femminile italiana, diventata vero e proprio vanto di coesione a livello mondiale. In un’epoca dominata da messaggi spesso effimeri, la genuina autenticità delle atlete “terribili” sotto rete, ha sconfinato ogni linguaggio generazionale. Figure come Paola Egonu, Anna Danesi e Caterina Bosetti diventano modelli di riferimento sani e concreti, offrendo esempi di legami personali e professionali positivi.