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Lunedì l’Assemblea Nazionale francese (la camera bassa del parlamento) ha sfiduciato il governo del primo ministro François Bayrou, che martedì mattina presenterà ufficialmente le sue dimissioni, diventando il terzo primo ministro francese a farlo in poco più di un anno. Il presidente Emmanuel Macron ha detto che nominerà il suo successore «nei prossimi giorni», dopo aver trattato con tutti i partiti (come previsto, ha per ora escluso la possibilità di convocare elezioni anticipate). La caduta del governo peggiorerà ulteriormente la già grave instabilità della politica francese, che tra l’altro si sta preparando alle elezioni presidenziali del 2027.

L’esito del voto era previsto, dato che i principali partiti dell’opposizione avevano già detto che avrebbero votato contro: il Rassemblement National, il partito di estrema destra di Marine Le Pen e Jordan Bardella, e i partiti di sinistra e centrosinistra che alle ultime elezioni si erano riuniti nel Nuovo Fronte Popolare, tra cui principalmente i Socialisti, La France insoumise (LFI), gli Ecologisti e il Partito Comunista. Insieme avevano abbastanza voti per sfiduciare Bayrou, che guidava un governo di minoranza. Hanno votato a favore del governo 194 parlamentari, ossia praticamente tutti quelli che già lo sostenevano, mentre hanno votato contro in 364 e in 15 si sono astenuti.