«Il gelato non è mai stata la mia passione. Datemi una Fiat 124 Sport Coupé del 1973, il mio anno di nascita, e fatemi girare il mondo, lì sì che divento un bambino. L’anno scorso l’ho fatto: una gara di auto storiche, da Pechino a Parigi, in tutto 108 partecipanti. Una corsa competitiva senza assistenza, due mesi in cui devi cavartela da solo superando il deserto. E va tutto male, per forza. È stata l’esperienza più bella della mia vita, mi ha cambiato. Prima vivevo la competizione con ansia. Ora il mio motto è “will fix it”, lo risolveremo. Ma domani. Una filosofia. Volevo anche tatuarmelo, poi Trump me lo ha rubato».
Federico Grom: «Il gelato? Meglio le auto d'epoca. Ora la sfida è fare il papà. Gli errori? Mi hanno portato qui, per questo in azienda ogni anno premiavo il peggiore»
Nel 2015 ha ceduto il brand fondato nel 2003 con Guido Martinetti ed esportato nel mondo. Oggi il vino, l'ospitalità e l'edutech: «Nel turismo siamo pigri: se la Reggia di Venaria fosse negli States quintuplicherebbe i visitatori»






