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Tra i film in concorso alla Mostra del cinema di Venezia, cominciata mercoledì, c’è anche Frankenstein, film in cui il regista messicano Guillermo del Toro rielabora una storia che negli ultimi due secoli è stata raccontata molte altre volte: quella di Victor Frankenstein, lo scienziato che riporta in vita un mostro composto da parti di diversi cadaveri. Mostro a cui spesso ci si riferisce col nome del suo creatore. Il primo romanzo dedicato a Frankenstein fu scritto tra il 1816 e il 1817 dalla scrittrice inglese Mary Shelley, e da allora è diventato un personaggio ricorrente di rappresentazioni teatrali, libri, film, cartoni animati, fumetti e molti altri prodotti culturali.
Nel film di del Toro Victor Frankenstein è interpretato da Oscar Isaac, mentre il mostro sarà Jacob Elordi, che forse per una volta sembra trarre un vantaggio dalla sua imponente statura. Quella ideata dal regista è una creatura molto moderna, bianchissima, che ricorda un po’ una statua di marmo. Ha un fisico imponente ma asciutto, elegante ma non volgare, con capelli lunghi bagnati e i segni visibili dei pezzi con cui è assemblata. Anche se all’inizio non sa parlare, poi sviluppa un linguaggio forbito, un po’ come accade alla protagonista di Povere creature! di Yorgos Lanthimos. E ovviamente è buonissima, finché poi non si rivolta, perché gli esseri umani la maltrattano e non capiscono la sua sensibilità. Il risultato è un po’ barocco e a tratti anche steampunk, soprattutto nell’ambientazione.












