Frankenstein come Gesù Cristo. Il nuovo film di Guillermo del Toro, tratto dal popolare romanzo di Mary Shelley è probabilmente il titolo più atteso tra i film in Concorso all’imminente Festival di Venezia 2025. In un lungo articolo pubblicato dall’Associated Press viene raccontata la genesi di questo immenso progetto targato Netflix con al timone creativo e sentimentale il 61enne regista messicano, tre volte premio Oscar e autore di capolavori come La forma dell’acqua, Il labirinto del fauno ed Hellboy.
Il Frankstein che sbarcherà al Lido sabato prossimo sarà il risultato finale di una lunga gestazione prima di tutto affettiva. Il co-protagonista del film, Oscar Isaac ricorda infatti che nel primo giorno di riprese del Toro gli mostrò uno dei suoi disegni della creatura che aveva realizzato quando era adolescente. “Guillermo disse: per me è come se fosse Gesù”, ha spiegato Isaac. L’ispirazione dunque viaggia sui binari del romanzo gotico della Shelley, come del film interpretato da Boris Karloff nel 1931, e diventa un archivio fiume di bozzetti, schizzi, disegni durati una vita.
Scrive Jake Coyle su AP: “Per un ragazzo incompreso cresciuto in una devota famiglia cattolica la creatura di Frankenstein, non amata dal suo creatore ma onorata da Karloff con empatia e fragilità ha sfondato una porta aperta per del Toro”. A tal proposito il regista ha affermato: “Mi sentivo come se stessi nascendo in un mondo spietato dove o eri un piccolo agnellino bianco o eri condannato. Nel momento in cui Karloff varca la soglia nel film, all’indietro e poi si volta, mi sono sentito come san Paolo sulla via da Damasco. Ho subito pensato: quello sono io. È stato come se la mia anima si fosse sovrapposta a quella in modo immediato e assoluto, modo peraltro mai svanito”.











