Frankenstein? Per Guillermo Del Toro che torna in gara a Venezia con la sua versione di 149 minuti del classico di Mary Shelley, l'approdo di una scintilla scattata quando aveva 7 anni, di fronte al film di James Whale. «Più di un sogno quasi una religione. Sono stato cresciuto da cattolico fervente, quando ho visto Boris Karloff mi è sembrato il Messia. Ho cercato per trent'anni di trovare il modo giusto per farlo, mi ha accompagnato tutta la vita, come la mia Bibbia. E ora che l’ho fatto, mi sento come in depressione post parto». Per il suo Frankenstein dove Karloff il regista messicano premio Oscar ha scelto, al posto di Andrew Garfield (che dovette dare forfait) Jacob Elordi, l'Elvis Presley di Priscilla di Sofia Coppola, mentre il suo creatore è Oscar Isaacs e Elizabeth Mia Goth. «Li ho scelti per il loro sguardo. E comunque anche Boris Karloff era un uomo molto bello». Elordi si è sottoposto a dieci ore di trucco («Mi sono servite tutte, quasi come un rito»): nessun punto di sutura, una bellezza da statua. «Lo volevo bello e ultraterreno».