Questo è un appello sereno, pacato, pacifico (non pacifista, questo no) ai valorosi compagni della sinistra che strillano contro lo sgombero fascistissimo- loro ne sono certi - del Leoncavallo. Vale anche, beninteso, per l’ex borghesia milanese col portafoglio a destra ma con il cuore a sinistra, più il calzino arcobaleno e la sciarpetta fucsia, sempre pronta a emozionarsi per le cause para comuniste (o anche solo “para”, prefisso che ciascuno può completare a piacere).

Dunque, per lo sgombero di un immobile occupato abusivamente ci sono voluti 31 anni: e ai compagni sembrano pochi. Sono serviti 15 anni da una sentenza definitiva della Cassazione del 2010: pochi pure quelli, par di capire.

Sono stati necessari 132 o 133 solleciti a liberare l’immobile: non bastavano, ci dicono i compagni. E dunque i nostri resistenti, i partigiani (party-giani?) del terzo millennio, frignano a reti unificate. Fanno sapere che lo sgombero del Leonka era previsto per il 9 settembre: e desumiamo che, il 21 agosto, siano stati presidi sorpresa mentre lottavano al mare o in montagna, poverini. Poi arrivano le “mamme antifasciste” e si lagnano pure loro, frementi di indignazione contro il perfido regime melonian-salviniano.