Ora pure saltellare è una cosa da fascisti. Una provocazione in stile camicie nere. Un attentato alla Costituzione. Sì, perché i veri democratici tengono i piedi ben piantati per terra. E non scherzano mai. Proprio mai. Succede, in pratica, che al termine del comizio organizzato dal centrodestra a Napoli è partito il coretto “chi non salta è un comunista”. E a “zompettare”, sul palco, sono stati anche i leader della coalizione, a cominciare dalla premier Giorgia Meloni. Così, ridendo e giocando un po’... Il problema è che a sinistra, come spiegato in maniera definitiva da Silvio Berlusconi, non sanno nemmeno scherzare. E quindi, su questa cavolata, ci hanno costruito il solito castello di indignazione e rancore.
«Ma li avete visti?», ha tuonato Sandro Ruotolo, baffuto europarlamentare del Pd: «Sul palco a gridare “chi non salta è un comunista”, mancava solo il “siete delle zecche” rivolto a noi del campo democratico. Sembravano dei fascistelli in gita. E invece no: erano la presidente del Consiglio e vari ministri, lì, a Napoli, a dare il peggio di sé». Può bastare? Non ancora. «Una scena imbarazzante», ha continuando Ruotolo in un crescendo partigiano, «da balilla del ventennio catapultati su Marte: tutti insieme, appassionatamente, nel capoluogo della Campania a chiedere il voto per le regionali. Proprio loro, quelli dell’autonomia differenziata.







