La trattativa sulla guerra in Ucraina rappresenta, tra tante cose, la prova di maturità dell’Europa. Ieri i leader dei principali Paesi Ue, più il Regno Unito, hanno partecipato al secondo atto del negoziato, dopo il faccia a faccia di Ferragosto tra Trump e Putin. Non era scontato e, di per sé, questo risultato dimostra come, se esiste la volontà politica, si possa iniziare a costruire seriamente una strategia comune, anche senza le riforme, che pure sarebbero necessarie, dei Trattati.
È un esame difficile, rischioso, perché bisogna confrontarsi con l’imprevedibilità e anche la volatilità di pensiero esibite anche stavolta da Donald Trump. E, nello stesso tempo, bisogna fare i conti con il consumato cinismo di Putin che in Alaska ha fatto il possibile per tenere lontani gli europei da Washington. Ma è anche l’occasione per dimostrare che gli europei sono in grado di tenere il punto, in difesa dei propri valori e dei propri interessi. Non è stato così nella trattativa sui dazi con gli Usa. Questa volta sembra andata meglio.














