«Tutti siamo qui perché vogliamo una pace giusta». Questa potrebbe essere la frase giusta per riassumere a suo modo storica giornata di ieri: una girandola di dichiarazioni, dossier, posizioni che però alla fine si sono condensate in una comune volontà di porre fine al conflitto. Trump, Zelensky e i leader Ue riuniti ieri a Washington hanno, probabilmente, trovato dei punti di contatto fondamentali per arrivare a quello che tutti hanno chiamato «un accordo per una pace sicura e duratura». Al netto di alcune inevitabili differenze di prospettiva. Il presidente Usa Trump è apparso il più positivo, per sua stessa ammissione: «Sono ottimista» ha detto circondato dai leader europei, guardando negli occhi Zelensky. «Possiamo porre fine alle uccisioni e a questa guerra. Credo che lo sapremo entro un paio di settimane, dopo il prossimo incontro trilaterale tra il presidente ucraino e Putin - ha aggiunto. Incontro al quale se vorranno ci sarò anche io». Lo stesso Putin che, secondo l’inquilino della Casa Bianca, avrebbe accettato «le garanzie si sicurezza per l’Ucraina», precondizione per tutti i leader europei (oltre che per Zelensky, ovviamente) senza la quale qualunque trattativa sarebbe quasi impossibile. Garanzie sulle quali anche Trump si è detto naturalmente favorevole.