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18 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 18:55

La questione delle nomine del Gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni (Nitag) è diventato un boomerang per la maggioranza. Dopo la retromarcia decisa dal ministero della Salute, Orazio Schillaci, si sono rese evidenti le fratture interne all’esecutivo sul tema dei vaccini. Se Forza Italia ha accolto bene la decisione di Schillaci, il partito di Giorgia Meloni, e la stessa premier, giudicano molto negativamente la revoca delle nomine. Per Fratelli d’Italia, il ministro ha agito colpevolmente in maniera autonoma, non tenendo conto del parere della maggioranza e senza confrontarsi con Palazzo Chigi, tanto che la presidente del Consiglio si sarebbe molto infastidita. Dalle pagine de La Verità filtra anche la notizia che il ministro, rimasto isolato, abbia pensato alle dimissioni. E che solo l’intervento del presidente della Repubblica lo abbia dissuaso.

La principale colpa di Schillaci, secondo una parte consistente della maggioranza, è quella di non aver difeso i due “scienziati indipendenti”, il pediatra Eugenio Serravalle e dell’ematologo Paolo Bellavite. Sono i loro profili ad aver maggiormente acceso la polemica sulle nomine di Schillaci, visto che in passato entrambi hanno difeso posizioni critiche nei confronti dei vaccini, compresi quelli contro il Covid. Le proteste della comunità scientifica, e il clamore mediatico che si è creato intorno alla vicenda, hanno messo pressione al ministro, che ha scelto infine di “avviare un nuovo procedimento di nomina dei componenti” del comitato sui vaccini. Senza però, denuncia FdI, confrontarsi con nessuno.