Più che una soluzione appare come una punizione collettiva. L’ennesima. Il progetto di evacuare la popolazione della Striscia di Gaza, vittima di una delle guerre più distruttive degli ultimi 50 anni, trasferendola nel Paese più povero e più funestato dai conflitti di tutta l’Africa, suona quasi come una provocazione.
Eppure, è ancora una volta il Sud Sudan a essere ripreso dai media israeliani come una delle potenziali destinazioni (insieme a Uganda, Indonesia, Somaliland e Libia) per reinsediare, in tutto o in parte, i due milioni di gazawi, se il piano proposto dai ministri di estrema destra del Governo israeliano, ma in verità anche dal presidente Usa Donald Trump, dovesse andare in porto.
Questo giovane Stato africano di religione cristiana e animista, nato con un referendum nel gennaio 2011 che ne ha sancito la secessione dal Nord musulmano, ha tutte le carte in...









