L’occupazione della Striscia di Gaza continua ad alimentare dubbi e domande. Dopo che il premier Benjamin Netanyahu ha strappato al gabinetto di sicurezza il via libera all’invasione di Gaza city e dei campi profughi della zona centrale della Striscia, nessuno sa dire con certezza come sarà realizzato il piano. Ma quello che è certo è che l’accoglienza, al momento, rimane fredda. Sia sul fronte interno che sul piano internazionale. Sull’occupazione di Gaza il mondo è contro Israele e, ieri, l’opposizione della comunità internazionale è stata messa nero su bianco nella dichiarazione congiunta firmata da nove Paesi, Italia compresa. Gli esperti continuano a sottolineare che l’occupazione si rivelerà un progetto ambizioso e molto più complesso di quanto preventivato. I tempi potrebbero superare i 5 mesi immaginati dall’ufficio di Netanyahu. E la futura amministrazione della Striscia da parte di “forze arabe” o autorità civili che escludano Hamas e l’Autorità nazionale palestinese appare ancora un punto interrogativo. E i dubbi degli esperti sono ormai comuni anche nei circuiti interni della difesa, fin dentro le stesse brigate dell’esercito israeliano. Le truppe sono sfinite dal conflitto, i riservisti sono stremati. All’interno dello Stato ebraico, aumentano i casi di soldati traumatizzati, suicidi, di famiglie che chiedono che i propri cari al fronte tornino a casa. E crescono anche le voci di dissenso sul modo in cui è condotta la guerra, specialmente per quanto accade vicino ai centri di distribuzione degli aiuti.
Gaza, il mondo contro Israele. Lo stop di Italia e 8 alleati: dichiarazione congiunta condanna l'invasione
L’occupazione della Striscia di Gaza continua ad alimentare dubbi e domande. Dopo che il premier Benjamin Netanyahu ha strappato al gabinetto di sicurezza il via libera all’invasione...













