Israele ha deciso: scatta l’occupazione militare di tutta la Striscia di Gaza, «ma non in maniera permanente, la libereremo, e la consegneremo a forze arabe, non la governeremo» precisa Netanyahu. Aggiunge però il primo ministro: «L’operazione a Gaza non è irreversibile. Siamo pronti a valutare l’interruzione se Hamas accetta le condizioni di Israele». L’attacco è stato discusso dal gabinetto di sicurezza, riunitosi ieri nel tardo pomeriggio, nonostante la contrarietà espressa in modo perentorio e clamoroso dal capo di Stato maggiore delle Forze di difesa (Idf), Eyal Zamir, che ha detto: «La conquista della Striscia farà sprofondare Israele in un buco nero. E la vita degli ostaggi sarà in pericolo».

FRENATA - Eppure, Zamir è sempre stato vicino alle posizioni del primo ministro, Benjamin Netanyahu: arruolatosi nel 1984, ha comandato la settima Brigata corazzata e la trentaseiesima Divisione corazzata; tra il 2012 e il 2015 è stato segretario militare del premier Netanyahu. A seguire ha guidato il Comando Sud, è stato per tre anni vice capo di Stato maggiore fino al 2021, infine direttore generale del Ministero della Difesa. Zamir è considerato un falco in sintonia con le posizioni di Netanyahu. Il fatto che anche lui metta in guardia su una mossa considerata avventata non può passare inosservato: «La cultura del dissenso - ha detto - è parte integrante della storia del popolo d’Israele e rappresenta un elemento fondamentale nella cultura organizzativa dell’Idf. Continueremo a esprimere la nostra posizione senza timore, in modo oggettivo, indipendente e professionale. Non ci occupiamo di teorie, ma di vite umane e della difesa dello Stato».