Il dado è tratto. Durante l’ultima riunione con i suoi ministri, Benjamin Netanyahu aveva detto che nell’arco di pochi giorni, forse già nelle prossime ore, avrebbe riunito il gabinetto di sicurezza e istruito le forze armate su come «raggiungere tutti gli obiettivi della guerra». Ma per i media israeliani, il primo ministro la decisione l’avrebbe già presa: lo Stato ebraico occuperà la Striscia di Gaza. A rivelarlo sono stati funzionario dello stesso ufficio di Netanyahu a Channel 12. E le loro parole non lasciano dubbi. «Hamas non rilascerà altri ostaggi senza la resa completa e non ci arrenderemo» ha spiegato una fonte, «se non agiamo ora, gli ostaggi moriranno di fame e Gaza rimarrà sotto il controllo di Hamas». «Vi saranno attività anche in aree in cui sono detenuti gli ostaggi», hanno aggiunto i funzionari, «e se questo non sta bene al capo di stato maggiore dell’Idf, può anche dimettersi».

Frasi dure. Avvertimenti che non lasciano alcun tipo di margine e che confermano anche la tensione che si respira in queste ore tra forze armate e potere politico. Uno scontro drammatico che va avanti da giorni, se non settimane. Il capo di Stato maggiore, il generale Eyal Zamir, ha chiesto più volte all’esecutivo di dare una risposta alle richieste dell’esercito su come proseguire il conflitto. Le truppe sono stanche. L’operazione “Carri di Gedeone”, per molti analisti un flop costato solo vittime tra i civili palestinesi e tra le forze armate, è di fatto ormai ferma da settimane. I piani per la “città umanitaria” di Rafah si sono rivelati da subito velleitari, così come sono apparse senza alcuna concretezza i progetti di annessione paventati da alcuni ministri. Ma il governo, nelle ultime settimane, non aveva ancora messo in chiaro la sua strategia su come raggiungere gli obiettivi della guerra. Quelli che per Netanyahu rimangono la sconfitta di Hamas, la liberazione degli ostaggi e garantire che Gaza «non rappresenti più una minaccia per Israele». “Bibi” per giorni ha tentennato, diviso tra un’opinione pubblica sempre più stanca del modo di condurre la guerra, le pressioni internazionali, le critiche dei militari e le spinte radicali degli alleati di ultradestra.