La tensione continua a essere alta. Perché in Israele non si è mai visto uno scontro così plateale tra potere politico e vertici militari. Nello Stato ebraico, l’Idf è un pilastro fondamentale. Governi e forze armate, pur con alcune divergenze, hanno sempre camminato nella stessa direzione. Ma questa volta, dopo la decisione di Benjamin Netanyahu di occupare l’intera Striscia di Gaza, qualcosa è cambiato. Il capo di Stato maggiore, il generale Eyal Zamir, ha fatto capire di non essere d’accordo. La strategia, secondo gli esperti della sicurezza, dovrebbe andare in tutt’altra direzione. Ma in attesa di capire come verrà realizzato il piano, l’impressione è che il potere politico abbia deciso di tirare dritto nonostante gli avvertimenti. Tutto è avvenuto in pochi ma drammatici incontri. L’ultimo ieri pomeriggio, quando Netanyahu ha riunito il ministro della Difesa, Israel Katz, il generale Zamir, il ministro per gli Affari strategici, Ron Dermer, e il responsabile delle operazioni dell’Idf, Itzik Cohen. Durante la riunione di tre ore, Zamir ha confermato la sua posizione: «L'operazione metterà in pericolo la vita degli ostaggi e causerà un logoramento significativo alle forze armate», e avrebbe ribadito di non volere dimettersi anche qualora il governo dovesse dare il via all’operazione. Ma intanto, Netanyahu è apparso sicuro. Al punto che dal suo ufficio non è solo trapelata la volontà di dare seguito al piano di occupazione, ma anche la certezza che l’Idf attuerà tutte le decisioni prese dal gabinetto politico e di sicurezza.