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5 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 20:46

In Israele è opinione comune che sia difficile, se non impossibile, fare una guerra se mancano tre condizioni: la volontà politica, il consenso dell’opinione pubblica e il beneplacito del capo di stato maggiore. Questa volta Benjamin Netanyahu, depositario della prima, ha annunciato di voler procedere nella conquista definitiva della Striscia di Gaza senza le altre due. Anzi, sfidando il capo dell’esercito Eyal Zamir (nella foto) e portando lo scontro con le alte gerarchie militari a un nuovo, inusitato livello.

“Se al capo di stato maggiore non va bene, si dimetta“, è il virgolettato che l’entourage del premier ha lasciato trapelare poco dopo aver fatto sapere che la decisione di occupare l’enclave era stata presa. Il leak serviva a rispondere a Zamir, che nei giorni scorsi aveva informato il gabinetto delle difficoltà dell’operazione: “Ci vorrebbero anni“, aveva detto. Nelle ultime ore contro il generale si è scagliato anche Yair Netanyahu. L’affondo del figlio del premier è arrivato in risposta a un post su X nel quale Yossi Yehoshua, corrispondente militare dello Yediot Ahronot, aveva scritto: “Se il primo ministro Netanyahu vuole davvero prendere una decisione così drammatica e pubblicamente controversa – la conquista di Gaza – deve presentarsi al Paese, chiarire i costi previsti in termini di vite degli ostaggi e dei soldati che cadranno e dichiarare che si assume la piena responsabilità, nonostante l’opposizione delle Idf“. “Se la persona che vi ha dettato il tweet è chi tutti pensiamo che sia – è stata la risposta del rampollo, che i media israeliani riferiscono a Zamir -, questa è una ribellione e un tentativo di colpo di stato militare più adatto a una repubblica delle banane dell’America Centrale degli anni ’70, ed è completamente criminale“.