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Ultimo aggiornamento: 7:55
di Alessia Manera
La dichiarazione del gabinetto di Netanyahu sulla volontà di occupare militarmente Gaza, che segue quella di annessione della Cisgiordania, stupisce solo quanti hanno finora creduto alla favola che ci raccontano da quasi 22 mesi: ovvero che ciò che stiamo vedendo oggi a Gaza (e più in generale in tutta la Palestina occupata) sia una risposta al 7 ottobre.
E non solo perché bombardare con ordigni incendiari scuole Onu e tendopoli, bruciando vivi uomini, donne e bambini, gettare in fosse comune medici e infermieri, uccidere giornalisti non fosse già evidentemente qualcosa che andava oltre ogni possibile idea di “risposta” a un attacco. Non solo perché sessantamila morti accertati (e 400mila stimati) a fronte dei 1500 del 7 ottobre sono una risposta che è dalle 12 alle 80 volte peggio delle Fosse Ardeatine. E neanche perché, secondo relazioni e inchieste riportate dallo stesso New York Times, una parte dei morti del 7 ottobre è stata vittima dello stesso “fuoco amico” israeliano, che avrebbe preferito uccidere i propri cittadini piuttosto che lasciarli nelle mani della resistenza palestinese.







