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Ultimo aggiornamento: 17:36

L’annuncio israeliano dell’invasione della città di Gaza (non è chiaro perché dovremmo chiamarla “Gaza city”) rappresenta il punto di non ritorno nell’operazione che Tel Aviv ha avviato dopo il 7 ottobre. Non è in quel giorno, tuttavia, che è iniziata l’occupazione dei Territori palestinesi, né la resistenza palestinese o la persecuzione quotidiana dei palestinesi.

Non il 7 ottobre 2023 sono iniziate le operazioni militari contro la Striscia (tra le più feroci quelle del 2009 e del 2014), per non parlare dell’embargo o della sua muratura attraverso barriere quasi sempre impenetrabili. Non dal 7 ottobre Israele ha reso scientemente la Striscia di Gaza il luogo più infernale della terra.

Dovrebbe essere chiaro anche ai più ingenui, e a tutti gli intellettualmente onesti, che continuare a individuare un nesso tra il 7 ottobre e quanto sta avvenendo, come fa Giorgia Meloni nelle sue recenti dichiarazioni, è malafede. Su questa malafede Israele conta per continuare impunemente a uccidere. Eliminare fisicamente almeno 60.000 persone in meno di due anni in presunta risposta a scontri che hanno provocato meno di duemila vittime significa perseguire un piano. Il 7 ottobre è lo scudo retorico utilizzato per realizzarlo annientando le organizzazioni politiche palestinesi, il tessuto sociale palestinese e la stessa vita e presenza fisica dei palestinesi nella Striscia.