Roma, 5 ago. (askanews) – L’ennesima offensiva nella Striscia di Gaza, questa volta con l’obbiettivo di una totale occupazione: Benjamin Netanyahu – a quanto riporta la stampa israeliana – sarebbe deciso a rilanciare l’opzione militare relegando in un secondo piano il negoziato per la liberazione degli ostaggi (il cui successo viene ritenuto improbabile).

Un piano che verrà discusso oggi nella riunione ristretta del gabinetto di sicurezza ma che suscita la perplessità degli analisti, di almeno una parte dell’opinione pubblica e – aspetto non secondario – dei vertici militari nella persona del capo di stato maggiore dell’Idf, Eyal Zamir.

I primi si chiedono infatti perché gli esiti di questa offensiva dovrebbero differire da quelli di tutte le altre, che non hanno portato né alla sconfitta di Hamas né alla liberazione degli ostaggi, nonostante l’accordo firmato con la mediazione statunitense e successivamente violato.

La stessa domanda se la pone l’opinione pubblica, in cui cresce il peraltro non infondato sospetto che al governo della sorte degli ostaggi importi assai meno della propria sopravvivenza e che i proclami di riportarli a casa “vivi o morti” sia da intendersi in maniera letterale.