Il capo di Stato maggiore, Eyal Zamir, ha accelerato sui piani di conquista di Gaza city. Nonostante gli avvertimenti della comunità internazionale, a cui ieri si è unito anche Papa Leone XIV, e nonostante le critiche all’interno dell’esercito, lo scontro sempre più evidente con il ministro della Difesa, Israel Katz, e tra i mille dubbi personali, il generale ha deciso di ridurre i tempi.

E ieri dai comandi delle forze armate è stato annunciato che Zamir aveva approvato «il concetto principale per il piano offensivo dell’Idf a Gaza». I dettagli non sono stati ancora resi noti. Il capo di stato maggiore è consapevole che quella che potrebbe iniziare nella Striscia nei prossimi mesi non è un’operazione semplice. E data la complessità delle manovre immaginate dal premier Benjamin Netanyahu, Zamir è stato il primo a esprimere cautela anche davanti ai membri del gabinetto di sicurezza. Di fronte a questo però c’è un ordine, quello arrivato dal potere politico, che non può essere disatteso. E così, il capo di stato maggiore ha iniziato a muovere i primi passi. Sia sul piano strategico che su quello tattico, del campo di battaglia. Nei sobborghi di Gaza city, nell’area di Zeitoun, sono scattati nuovi raid e incursioni, con Hamas che ha parlato di «intensi bombardamenti, cerchi di fuoco e demolizioni di case». E secondo le autorità locali, nelle ultime 24 ore di attacchi aerei si sarebbero registrati più di 60 morti in diverse zone dell’exclave palestinese, 25 dei quali in attesa degli aiuti.