«Respingiamo con forza la decisione del Gabinetto di Sicurezza israeliano». Sulla crisi di Gaza, alla fine, a prendere corpo è un fronte diplomatico inedito. Come ha anticipato La Stampa, dopo alcuni giorni di trattative sul linguaggio da usare, i ministri degli Esteri di Italia, Australia, Germania, Nuova Zelanda e Regno Unito hanno appena trovato il modo di schierarsi contro la nuova offensiva militare annunciata da Benjamin Netanyahu. La nota congiunta — nella quale spicca l’assenza della Francia, decisa ad utilizzare toni ancora più duri contro Israele — respinge «con forza» la decisione del Gabinetto di sicurezza israeliano dell’8 agosto di avviare un’operazione su larga scala nella Striscia.

Per i cinque governi, i piani di Tel Aviv «aggraveranno la catastrofica situazione umanitaria», metteranno «in pericolo la vita degli ostaggi» e aumenteranno «il rischio di un esodo di massa di civili», oltre a rischiare di «violare il diritto internazionale umanitario». Da qui anche il richiamo a fermare «qualsiasi tentativo di annessione o espansione degli insediamenti», definito esplicitamente «in violazione del diritto internazionale».

Gaza, perché occupare porta solo instabilità

Il documento sottoscritto dal ministro Antonio Tajani e che inizialmente avrebbe dovuto esprimere la posizione del formato E4 invoca «uno sforzo congiunto» della comunità internazionale per arrivare a un cessate il fuoco «immediato e permanente», condizione necessaria per far arrivare «massicci e senza ostacoli» gli aiuti umanitari, mentre nella Striscia incombe «lo scenario peggiore: la carestia». Hamas, si legge, deve liberare «tutti gli ostaggi» senza precondizioni e garantire che non siano sottoposti a «crudeltà e umiliazioni».