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15 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 9:12

L’ipotesi torna a galla in maniera carsica. Lo ha fatto di nuovo negli ultimi giorni. In un’intervista rilasciata martedì alla tv i24news, Benjamin Netanyahu ha spiegato che Israele è in contatto con “diversi Paesi” per reinsediare i palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza. Ieri poi l’emittente Channel 12 ha specificato che Tel Aviv sta trattando con cinque Stati: Indonesia, Somaliland, Sud Sudan, Uganda e Libia. Sì, lo “scatolone di sabbia” ridotto dall’Italia a colonia all’inizio del ‘900 e che dalla caduta di Muammar Gheddafi nel 2011 è spaccato in due tra il governo filo-occidentale che regge la Tripolitania a ovest e la Cirenaica che a est vive sotto il giogo del generale Khalifa Haftar.

A maggio la voce era arrivata dagli Stati Uniti, a parlarne era stata la tv americana Nbc. Tre fonti avevano riferito all’emittente che “in cambio del reinsediamento dei palestinesi” Washington avrebbe potuto “accordare alla Libia miliardi di dollari di fondi che gli Stati Uniti hanno congelato più di un decennio fa” e Israele era stato “tenuto informato” della discussione con la leadership libica. Il Dipartimento di Stato aveva subito smentito perché “la situazione sul campo è insostenibile per un piano del genere”, ma il 18 luglio a tornare sulla presunta trattativa era stato il sito Axios, secondo cui quella settimana il capo del Mossad David Barnea era stato a Washington e aveva riferito all’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff che Tel Aviv stava trattando il ricollocamento dei gazawi con l’Etiopia, l’Indonesia e, appunto, la Libia.