Per i palestinesi della Striscia di Gaza e per i cittadini israeliani, sono giorni decisivi. Forse i più importanti di quest’anno. Dopo che il premier Benjamin Netanyahu ha scelto di intraprendere la strada dell’occupazione di Gaza, tutti si domandano se, quando e come si realizzerà l’operazione. Il portavoce arabo dell’esercito israeliano, Avichay Adraee, ha annunciato che oggi inizieranno i preparativi per evacuare i civili dalle «zone di combattimento» verso sud. «Le attrezzature saranno trasportate attraverso il valico di Kerem Shalom dalle Nazioni Unite e dalle organizzazioni umanitarie internazionali dopo essere state sottoposte a un'accurata ispezione da parte del personale dell’Autorità per i valichi di terra affiliata al ministero della Difesa», ha scritto il portavoce. E prima che l’Idf metta in atto l’invasione, la diplomazia è al lavoro per cercare di evitare questo scenario. Mentre milioni di cittadini sono pronti a paralizzare lo Stato ebraico tra scioperi e manifestazioni indetti per oggi.
Tra i vertici di Hamas è partita una vera e propria corsa contro il tempo per convincere Israele a tornare al tavolo delle trattative. Dal Cairo e da Doha, le due capitali del negoziato, continuano ad arrivare tentativi di mediazione, proposte e nuove bozze d’accordo. Hamas sta facendo capire di avere ammorbidito le proprie posizioni. In queste ore, è tornata di moda anche l’idea dell’inviato statunitense Steve Witkoff, cioè un cessate il fuoco di 60 giorni con la liberazione di 10 ostaggi israeliani vivi e 18 morti. E secondo Canale 12, dopo che il direttore del Mossad, David Barnea, ha incontrato il primo ministro del Qatar, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani, sulla scrivania di Netanyahu sarebbe arrivato un rapporto che indicherebbe l’intenzione della milizia palestinese di arrivare il prima possibile a un’intesa.






