SAN VENDEMIANO - A poche ore di distanza dall'incidente, Tiziano Russo, patrigno di Mattia, pulisce dal manto stradale le tracce di sangue dove il ragazzo ha chiuso gli occhi per l'ultima volta. «Non voglio che sua mamma le veda», dice con sapone e scopa tra le mani. «Un anno fa un suo amico era morto nello stesso modo. Speravamo che fosse stato un episodio che proprio per la sua tragicità gli avesse fatto capire la pericolosità della moto. Ma non è stato così». Quella di martedì era una delle ultime serate che il giovane avrebbe trascorso con gli amici perché a breve sarebbe dovuto partire per un viaggio studio in Scozia. «Proprio ora aveva trovato la sua strada».

Tiziano ha lo sguardo fermo sull'asfalto. Non vuole che si veda nessuna traccia di sangue. «Sua mamma è in Spagna con sua sorella Beatrice di 19 anni e la nonna - continua -. Ogni anno fanno questa vacanza. Tornano martedì sera e non voglio che passino in questo tratto vedendo dove si è fatto male». Troppo dolore vedere i segni lasciati dall'impatto della Ktm contro il muretto che, tuttavia, sono indelebili. Per la famiglia, sono le cicatrici di un dolore che non può scomparire: a pochi metri, Mattia sarebbe arrivato a casa. «Aveva passato la serata in centro al paese - racconta il padre Michele - e aveva deciso di portare gli amici qui per trascorrere il resto della serata. Quante volte gli avevo detto che doveva stare attento a quella moto, che era pericolosa». Appena un anno fa, un suo conoscente aveva perso la vita in un incidente simile. «Al termine della funzione le moto si era riunite per far sentire il rombo - continua il patrigno -. Ognuno prende le proprie decisioni, però come gesto non saprei come definirlo. Quel mezzo è pericoloso».