«Due settimane fa era qua al bar con noi. Era un ragazzo tranquillo e gentile, gli piaceva di più stare con il papà in stalla che tra la folla dell’albergo della mamma». In piazza a Tonadico, in Primiero, ricordano così Mattia Debertolis, campione di orienteering ventinovenne morto lunedì notte (11 agosto) dopo essersi sentito male durante una gara dei World Games in Cina. Mattia aveva trascorso in valle la sua giovinezza, all’ombra di quelle cime di cui Dino Buzzati si chiedeva se fossero «pietre o nuvole, realtà o sogno», e lì gli piaceva tornare nonostante la vita l’avesse portato ormai in Svezia, a Stoccolma, dove aveva ottenuto la laurea magistrale in ingegneria e un contratto all’università come dottorando.
Mattia Debertolis, morto a 29 anni nella gara «estrema» di orienteering, la madre: «Me lo ricordo per il sorriso dei suoi occhi»
Una comunità in lutto, la mamma: «In qualsiasi sport lui era bravo, ci metteva tanta passione, come a scuola. Fu il suo insegnante di geografia a introdurlo a questo sport»












