Anche sei mesi fa, quando trasmise gli atti al tribunale dei ministri, divenne il bersaglio delle polemiche per una presunta arbitrarietà nella gestioni dei tempi della procedura (ma in realtà utilizzò una porzione minima dei quindici giorni a sua disposizione) oltre che per la supposta volontà di colpire il governo. Stavolta, a chiusura dell’inchiesta sul caso Almasri, il procuratore di Roma Francesco Lo Voi è stato accusato (dal ministro Nordio e non solo) di aver tenuto quattro giorni ferma la relazione destinata alla Camera. Un sospetto, per adombrare un fine non specificato, che stavolta il capo dei pm capitolini rimanda al mittente senza lasciare spazio alle interpretazioni: «Se 24 ore vi sembrano troppe…», dice con l’inoppugnabilità del timbro della cancelleria sull’incartamento arrivatogli lunedì e trasmesso martedì a Montecitorio.