Il tribunale dei ministri archivia la posizione della Meloni sul caso Almasri ma va verso la richiesta d'autorizzazione a procedere nei confronti di Piantedosi, Nordio e Mantovano. Lo ha annunciato ieri la premier. «Ogni scelta in questo governo è concordata: è assurdo chiedere che vadano a giudizio» loro e «non anche io», accusa la Meloni. La premier era informata ma non esistono prove di una sua «reale partecipazione nella fase ideativa o preparatoria del reato», secondo il tribunale.
Almasri, lo sfogo di Meloni: “Non governo a mia insaputa, non sono Alice nel Paese delle Meraviglie”
«Prendo atto di questa dichiarazione, sicuramente dal punto di vista dell'onestà intellettuale apprezzabile, ma la responsabilità politica e quella giuridica-penale a volte possono coincidere ma non necessariamente coincidono. Sbaglia chi ritiene che se c'è una c'è anche l'altra e se non c'è una non c'è l'altra», dice a Radio Anch'io il presidente dell'Associazione nazionale magistrati (Anm) Cesare Parodi riferendosi alle affermazioni della premier Giorgia Meloni sul caso Almasri e al fatto che ha definito «assurdo» che sia stata archiviata la sua sola posizione secondo la tesi che le decisioni assunte non sono state condivise con lei. «Io credo che Meloni intendesse che lei si assume la responsabilità politica - come è normale che sia essendo il capo del governo - fermo restando che la responsabilità penale andrà valutata - conclude. Sono due cose diverse». Poi aggiunge in merito all'ipotesi di un coinvolgimento indiretto dei ministri nel caso in cui il capo di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi, vada a processo per il caso Almasri: «Un processo dove vengono accertati magari in via definitiva certi fatti ha evidentemente un ricaduta politica, neanche tanto indirettamente, sulle persone coinvolte».











