GEMONA DEL FRIULI (UDINE) - Minacce sempre più frequenti, tante e non più sostenibili. Questo è il clima raccontato del dettaglio da mamma Lorena Venier e che sarebbe alla base dell'efferato omicidio del figlio Alessandro perpretato insieme alla nuora Mailyn Castro Monsalvo con la quale la vittima aveva una bambina di 6 mesi. «Ti porto in Colombia e ti annego nel fiume, tanto laggiù non ti cerca nessuno», questa è una delle più pesanti riferite nella circostanziata ricostruzione della Venier verbalizzata dagli investigatori.
Un'escalation di minacce e violenze che, secondo il racconto della donna, ha portato le due donne a ideare e mettere in pratica un piano criminale. Da quanto si è appreso, suocera e nuora non avevano coinvolto le forze dell'ordine, con denunce circostanziate, perché temevano eventuali ritorsioni di Alessandro. In nessun caso viene fatto riferimento al coinvolgimento della bambina, con cui la nonna aveva un rapporto viscerale, tanto da essere quasi inseparabili, anche a causa della depressione post parto di Mailyn, che aveva indebolito la 30enne.
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Maylin è stata trasferita nell'Istituto a custodia attenuata per madri dell'isola della Giudecca, a Venezia, dove domani i suoi legali, Federica Tosel e Francesco De Carlo, sperano di poterle parlare per la prima volta, raccogliendo anche la sua versione. Fino ad ora, fatta eccezione per le ammissioni dettagliate - non utilizzabili nel processo poiché rilasciate senza la presenza di un legale - avvenute nella caserma dei carabinieri di Gemona, la donna non ha rilasciato alcuna dichiarazione verbalizzata sull'accaduto e ogni dettaglio della vicenda è stato ricostruito unicamente dalle parole della suocera.













