GEMONA (UDINE) - «L'unico modo per fermarlo è ucciderlo». Lo avrebbe detto Mailyn Castro Monsalvo alla suocera Lorena Venier per convincerla ad uccidere il figlio Alessandro nella loro villetta di Gemona del Friuli. È ciò che emerge dall'udienza di convalida dell'arresto che si è svolta stamattina, 2 agosto, al Tribunale di Udine, davanti al Gip Mariarosa Persico.

La 30enne colombiana, difesa dall'avvocato Federica Tosel, è quindi accusata anche del reato di istigazione all'omicidio oltre che di omicidio volontario in concorso. La premeditazione e le altre aggravanti legate al vincolo di parentela, alla presenza di un minore, all'occultamento e vilipendio di cadavere vengono invece contestate sia alla compagna che alla madre della vittima.

La difesa inoltre ha chiesto per la 30enne colombiana la custodia attenuata, prevista per le detenute con figli di età inferiore a un anno. La donna è mamma di una bimba di sei mesi avuta dal 35enne Alessandro Venier. Lo ha reso noto la stessa avvocata Tosel, al termine dell'udienza di convalida dell'arresto

«La mia assistita si è avvalsa della facoltà di non rispondere - ha aggiunto Tosel - anche perché le sue condizioni psicofisiche sono precarie. È confusa, rallentata nell'eloquio e nei movimenti. Durante l'udienza, con grande umanità e chiarezza di linguaggio, facilitando la comprensione a una persona che è di madrelingua spagnola, il giudice ha descritto gli accadimenti e Mailyn forse ha preso coscienza, condizione che ieri in carcere non aveva». La donna doveva essere sottoposta a interrogatorio già ieri pomeriggio, venerdì 1 agosto, nel carcere di Trieste, ma ha avuto un malore ed è stata trasferita in ambulanza in ospedale.