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Pesaro, 3 agosto 2025 – Il contratto c’era. Anzi, sulla carta era perfetto: data, firme, causali e persino una clausola che sembrava scritta per non lasciare nulla al caso. Ma per la Procura di Pesaro quell’accordo per la cessione del marchio “Palio dei Bracieri” tra Massimiliano Santini e l’associazione Opera Maestra non è altro che una foglia di fico giuridica. Una copertura, secondo gli inquirenti, per mascherare trasferimenti di denaro e favori privati pagati con risorse maturate grazie al Comune durante la legislatura di Matteo Ricci. L’intesa, siglata il 16 marzo 2023, stabiliva che Opera Maestra, associazione di Stefano Esposto, licenziataria del marchio, versasse a Santini 100mila euro in cinque anni per l’utilizzo del “Palio dei Bracieri”. Pagamenti “a semplice richiesta del licenziante”, con la possibilità di eseguire versamenti diretti sul conto di Santini o, addirittura, di saldare in beni e servizi concordati “anche per le vie brevi”.
Una clausola che, per gli inquirenti, è il cuore dell’accordo: il via libera a un sistema di rimborsi senza controlli, in barba alle regole di trasparenza e al buon andamento dell’amministrazione. E infatti i numeri, raccolti durante i mesi di indagine condotta dalla Squadra Mobile e dalla Finanza, raccontano altro. Due bonifici, 22.500 euro ciascuno, effettuati l’11 ottobre 2022 e il 1° febbraio 2023, sarebbero già confluiti direttamente sul conto di Santini, con causali legate al marchio e alla gestione del format.










