Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 15:51

Il drammatico momento di difficoltà che sta caratterizzando la vita politica meneghina spinge molti commentatori e colleghi giornalisti a parlare del declino del “modello Milano”. Sul fronte opposto c’è chi invece lo difende, nella solita diatriba tra quelli che Umberto Eco chiamava apocalittici e integrati (mutatis mutandis). A prescindere dalla posizione in merito, siamo sicuri si parlare davvero della stessa cosa? Che cosa si intende con “modello Milano”?

Agli albori dell’inchiesta sull’urbanistica, andava più di moda l’espressione “rito ambrosiano”, caratterizzata da un’accezione altrettanto negativa, ma più circoscritta: si riferiva precisamente agli interventi edilizi fatti con una semplice SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) e non con un iter più complesso, che passa per il piano attuativo. Per il Comune è un modo di snellire la burocrazia, per gli inquirenti è una violazione di legge.

Stabilirà il tribunale chi ha ragione, ma passare dagli strali sul “rito ambrosiano” a quelli sul “modello Milano” non è un giochino semantico. Così si è estesa la critica un po’ a tutto il resto: dai prezzi inaccessibili delle case al proliferare di “week” su qualunque tema, passando per le ciclabili e giù fino ad Area B, Area C e pure… alle aree di rigore di San Siro, che nei progetti di Milan e Inter dovranno essere coperte da un altro intervento immobiliare, con tutto il resto dello stadio. Finita la pausa di agosto, su questo punto specifico si decideranno le sorti dell’amministrazione in carica, senza dimenticare che già nello scorso marzo la Procura ha aperto un’inchiesta sulla vendita dell’impianto.