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Ultimo aggiornamento: 8:03
La vicenda giudiziaria e politica che ha investito le lobbies finanziarie e le personalità apicali di Milano, primo tra tutti l’arci-sindaco Giuseppe Sala, lascia aperte tante belle domande anche soltanto su come si è arrivati a tutto questo.
Che si concluda o meno con l’esplosione vera e propria della ‘bolla’ di Milano, della ‘metropoli-premium’ di questi anni, bisognerà pur considerare che un’intera capitale dei mass-media e della cultura, ha perlomeno girato lo sguardo da un’altra parte, se non è stata complice interessata. Con poche eccezioni, due o tre tradottesi persino in pamphlet e molte invece accuratamente sopite.
L’intreccio perverso di finanza, edilizia e potere politico, il ruolo chiave di una banca pubblica onnipresente, l’allargamento del nuovo sacco di Milano ai potenziali ‘cani da guardia’ del mondo intellettuale – e non solo con gli inviti ‘a salotto’ -, hanno contribuito a blindare in un clima di consenso la deriva della ‘post-Milano da bere’.










