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31 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 14:18
Cade in un momento particolarissimo la nuova tegola giudiziaria sulla vendita di San Siro alle società di calcio da parte del Comune di Milano. Infatti non suona soltanto inevitabilmente come sano contrappunto ‘verso sinistra’ dell’indagine che a Roma sta mettendo in grave imbarazzo la destra al potere di Fratelli d’Italia, a pochi giorni dalla clamorosa vittoria del NO al referendum. Ma ha anche – certo non per volontà dei giudici ma per un dato di fatto – il peso di un macigno nella corsa al dopo-Sala che si è già aperta a Milano.
Certo, forse la nuova indagine potrebbe essere depotenziata o tolta di mezzo con un accordo di potere generale e nazionale che in qualche modo erediti l’impostazione dei decreti salva-Milano, imbastiti e poi messi da parte mesi fa. Difficile, ma non impossibile. E’ che in generale la posizione della città, sradicata da un decennio di sviluppo a senso unico, appare sempre più debole, carente persino di figure di peso. E’ disarmante anche solo un rapido confronto con la storia recente, se si pensa agli imprenditori, ai leader politici e agli uomini di cultura che sono stati espressioni riconosciute di Milano, nel bene e nel male, ovvero al di là del giudizio di merito su questo o su quello.
















