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Ultimo aggiornamento: 14:49 del 22 Luglio
La partecipazione dei cittadini alle decisioni strategiche e, in particolare, alla progettazione urbanistica è un fattore vitale per il successo delle trasformazioni urbane di una città. Solo la partecipazione migliora la qualità della vita dei suoi abitanti, genera inclusione sociale, favorisce la trasparenza. Questo principio è stato declinato da generazioni di urbanisti nel secolo scorso, non solo italiani.
Tra tutti, ricordo in modo particolare Giancarlo De Carlo, genovese per caso e laureato nel Politecnico di Milano. Pubblicò L’architettura della partecipazione più di 50 anni fa. Erano gli anni (1973) di una canzone di Giorgio Gaber tuttora viva nel profondo collettivo della mia generazione. Il testo di Sandro Luporini traduceva in poesia un valore inconfutabile, assieme individuale e collettivo: “La libertà non è star sopra un albero, non è neanche avere un’opinione; la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”.
Due successive amministrazioni milanesi, da Pisapia in poi, hanno sostenuto a parole questo principio, negandolo nei fatti. Il centro sinistra aveva vinto le elezioni nel 2011 sospinto da cinque referendum consultivi di indirizzo, promossi proprio dai sostenitori di un cambiamento del governo locale. Dopo 14 anni in perfetta continuità, possiamo affermare che quegli indirizzi siano stati seguiti? Ricordiamoli in breve.








