Migliaia di conversazioni tra gli utenti e ChatGpt sono finite su Google.
Nessuna violazione informatica ma la conseguenza della cosiddetta "indicizzazione" dei messaggi sui motori di ricerca, un'opzione liberamente selezionata dalle persone quando creano link pubblici delle loro chat con l'IA di OpenAI.
A svelare le circa 4.500 conversazioni online è stato il sito FastCompany, che spiega come sebbene i messaggi oscurino i nomi dei mittenti, possono spesso contenere informazioni sensibili, utili anche a risalire all'identità di una persona. Il portale Techcrunch, spulciando proprio le chat, è riuscito a risalire ad un profilo di un utente su LinkedIn. A seguito della notizia, OpenAI ha deciso di disattivare la funzione che permette di rendere le proprie conversazioni indicizzabili dai motori di ricerca. Un manager dell'azienda, Dane Stuckey, ha dichiarato su X che si è trattato di "un esperimento di breve durata pensato per aiutare le persone a scoprire conversazioni utili".
"I link condivisi di ChatGpt non sono pensati per apparire nei risultati di ricerca" scrive FastCompany, "a meno che non siano resi manualmente visibili dagli utenti". "La scoperta è particolarmente preoccupante, considerando che quasi la metà degli americani afferma di aver utilizzato modelli linguistici di grandi dimensioni per il supporto psicologico nell'ultimo anno".









