Ognuno ha la sua Ursula von der Leyen. A Tokyo, si chiama Ishiba Shigeru. Anche il premier nipponico è stato subissato di critiche, per i termini dell’accordo sui dazi con Donald Trump: sostanzialmente identico a quello europeo (l’America alza al 15% molti dazi sui prodotti made in Japan mentre Tokyo non reagisce con misure reciproche). Per Ishiba il colpo si aggiunge a una disfatta elettorale venuta pochi giorni prima.

Il coro di condanne rivolto a Ursula va visto però in questo contesto. Se davvero la presidente della Commissione UE è stata una pessima negoziatrice, se l’Europa avrebbe potuto ottenere condizioni migliori con un atteggiamento più combattivo, perché il Giappone si trova nella situazione identica? Sono altrettanto deboli o incapaci, codardi o incompetenti, anche i dirigenti di Tokyo? E lo stesso vale per quelli di Seul, visto che la Corea del Sud ha accettato a sua volta un’intesa che è la fotocopia di quella Usa-Giappone e Usa-UE? Tutti altrettanto inetti, o tutti altrettanto pusillanimi, in Estremo Oriente come a Bruxelles? O forse, invece, hanno dovuto prendere atto tutti della stessa realtà, fatta di asimmetrie profonde che danno agli Stati Uniti un potere negoziale superiore: perché sono il mercato più grande e più aperto, oltre che il protettore militare?