A proposito dei negoziati commerciali di Donald Trump abbiamo tutti abusato della citazione da William Shakespeare, «c’è del metodo in quella follia». Nondimeno, torna utile oggi di fronte all’annuncio di un accordo con il Giappone che fissa i dazi americani al 15%. Qui sotto ne elenco i contenuti e le conseguenze, per quel che ne sappiamo oggi. Come sempre, «il diavolo sta nei dettagli», e nel caso dell’Amministrazione Trump i dettagli possono sempre cambiare, per capriccio o per tattica. Faccio precedere quattro considerazioni, provvisorie.Primo: a Tokyo il giudizio iniziale è molto positivo, lo si è visto dalla reazione di Borsa. Scampato pericolo, i titoli di molte multinazionali nipponiche sono in rialzo.Secondo: questo sembra confermare che il mondo intero, a cominciare dai partner storici dell’America, si sta abituando e adeguando al protezionismo trumpiano. Si accettano come un risultato positivo dei dazi molto superiori a quelli che erano in vigore fino a pochi mesi fa. Trump in questo ha già incassato un successo: ha alzato la «soglia del dolore altrui», partendo da annunci di dazi stratosferici, ora genera grandi sospiri di sollievo e toni di quasi-gratitudine perché i dazi sono «soltanto molto alti». C’è del metodo, appunto, in quelle sue tattiche negoziali sconcertanti.Terzo: a Bruxelles tutti stanno studiando l’accordo col Giappone, che potrebbe prefigurare alcuni elementi di un’intesa con l’Unione europea. Fra gli aspetti interessanti per i riflessi sull’Unione europea: per arrivare all’accordo Tokyo ha messo sul tavolo consistenti investimenti negli Stati Uniti; ha ribadito con forza l’alleanza strategica con Washington nell’Indo-Pacifico, però senza assumere impegni precisi e numerici sull’aumento delle spese per la difesa; infine il governo Ishiba ha preservato gli interessi della sua lobby agricola. Questi almeno sono i punti che io evinco dalle dichiarazioni dei negoziatori nipponici, più loquaci e precisi della loro controparte.APPROFONDISCI CON IL PODCASTQuarto: intanto l’economia americana continua a smentire tutte le previsioni catastrofiste. Rimane in buona salute, a sei mesi dall’Inauguration Day in cui Trump prese possesso della Casa Bianca (peraltro è onesto ricordare che godeva della stessa salute sotto Joe Biden). Lo conferma un giornale autorevole, e decisamente anti-dazi, come The Wall Street Journal. Il principale quotidiano economico-finanziario degli Stati Uniti mantiene la sua linea editoriale liberista, combatte il protezionismo di Trump, non perde occasione per contestarlo e condannare i dazi. Al tempo stesso però in un’inchiesta sullo stato dell’economia Usa ammette che va bene. Ecco come inizia questo reportage del Wall Street Journal: «Quando il presidente Trump ha imposto dazi alle nazioni di tutto il mondo la scorsa primavera, molti economisti temevano che l’aumento dei prezzi e i tagli alla spesa avrebbero potuto paralizzare l’economia. La fiducia dei consumatori è crollata. L’indice azionario S\&P 500 è sceso del 19% tra febbraio e aprile. Il mondo ha trattenuto il respiro, in attesa del tracollo. Ma ciò non è accaduto. Ora aziende e consumatori stanno ritrovando sicurezza, e crescono le prove che chi aveva frenato i consumi sta ricominciando a spendere. Il mercato azionario sta raggiungendo livelli record. L’indice della fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan, che era precipitato ad aprile al livello più basso degli ultimi tre anni, ha ricominciato a salire. Le vendite al dettaglio hanno superato le previsioni degli economisti, e l’inflazione galoppante non si è ancora concretizzata — almeno per ora».Di seguito invece vi propongo il resoconto dettagliato di Nikkei Asia sull’intesa annunciata da Trump e dal governo di Shigeru Ishiba. (Con una mia notazione preliminare: proprio mentre il premier Ishiba incassa quello che tutti gli osservatori considerano un successo, si moltiplicano le voci sulle sue dimissioni ad agosto, come conseguenza della recente disfatta elettorale).Gli Stati Uniti e il Giappone hanno raggiunto un accordo commerciale che ridurrà sia i dazi sulle auto sia le tariffe «reciproche» minacciate dal presidente Donald Trump, passando dal 25% al 15%, concludendo mesi di negoziati prima della scadenza del 1° agosto. Scrivendo su Truth Social il presidente ha dichiarato: «Abbiamo concluso un accordo colossale con il Giappone, forse il più grande accordo mai realizzato». Il primo ministro giapponese Ishiba ha definito l’intesa «un risultato significativo». Ha spiegato che i dazi del 15% che verranno applicati su automobili e componenti automobilistici sono «più avanti rispetto al resto del mondo», e non prevedono limiti quantitativi sulle esportazioni nipponiche. Secondo Ishiba, l’aliquota tariffaria reciproca del Giappone del 15% è la più bassa applicata a qualsiasi paese con un attivo commerciale. Ishiba ha affermato che i due leader «lavoreranno per la realizzazione di un Indo-Pacifico libero e aperto». Ha aggiunto: «Stretti rapporti tra Giappone e Stati Uniti sono essenziali non solo per entrambi i Paesi, ma anche per la stabilità e la prosperità della regione indo-pacifica e della comunità internazionale nel suo complesso.» Trump ha scritto che il Giappone investirà 550 miliardi di dollari negli Stati Uniti «su mia indicazione», riferendosi a un accordo in base al quale la parte statunitense riceverebbe il 90% dei profitti e creerebbe centinaia di migliaia di posti di lavoro. «Non si è mai visto nulla del genere», ha esultato, aggiungendo: «Forse la cosa più importante è che il Giappone aprirà il proprio Paese al commercio, comprese auto e camion, riso e alcuni altri prodotti agricoli, e altro ancora.»Il 2 aprile, o «Giorno della Liberazione», al Giappone era stata imposta una tariffa reciproca del 24%. Nonostante le molte visite a Washington dell’inviato commerciale Ryosei Akazawa, il presidente ha inviato unilateralmente a Ishiba una lettera all’inizio del mese dichiarando un dazio del 25%.L’accordo annunciato martedì riduce tale dazio di 10 punti percentuali. Tuttavia, è superiore alla tariffa del 10% in vigore durante i negoziati. Dal 3 aprile è in vigore un dazio del 25% sui veicoli importati negli Stati Uniti.Ishiba ha dichiarato mercoledì che il Giappone ha ottenuto assicurazioni secondo cui non sarà trattato in modo meno favorevole rispetto ad altri Paesi, nel caso in cui venissero imposti dazi su materiali rilevanti per la sicurezza economica, come semiconduttori e prodotti farmaceutici.Le aziende giapponesi effettueranno investimenti fino a 550 miliardi di dollari negli Stati Uniti, ha affermato Ishiba, per «costruire una catena di approvvigionamento resiliente in settori chiave della sicurezza economica», tra cui semiconduttori, farmaci, acciaio, cantieristica navale, minerali critici, aviazione, energia, automobili, intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche. Tokyo utilizzerà istituzioni sostenute dallo Stato come la Japan Bank for International Cooperation (JBIC) per effettuare investimenti o garantire prestiti.Secondo un funzionario del governo giapponese, le tariffe settoriali del 25% sulle auto, basate sulla Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962, verranno ridotte al 12,5%. Sommate ai dazi USA sulle auto originariamente al 2,5%, i veicoli importati saranno soggetti a una tariffa totale del 15%. Akazawa si era concentrato sulla riduzione dei dazi sulle auto, dato che rappresentano il principale settore di esportazione del Giappone verso gli Stati Uniti. Allo stesso modo, le tariffe reciproche non verranno imposte in aggiunta a quelle già esistenti, ma il tetto massimo per i dazi sui prodotti giapponesi sarà del 15%, ha detto il funzionario ai giornalisti.Il Giappone non ridurrà i dazi sui prodotti agricoli. «Il primo ministro Ishiba ha difeso ciò che andava difeso,» ha detto dopo gli incontri. Per quanto riguarda il riso, il Giappone manterrà i 770.000 tonnellate di importazioni esenti da dazi, ma aumenterà la proporzione di riso statunitense all’interno di quel volume. Commentando l’accordo, Ishiba ha detto: «Si può pensare a un aumento della quota di riso statunitense all’interno dell’accordo di accesso minimo, ma l’accordo non prevede alcuna disposizione che vada a scapito dell’agricoltura». Il Giappone consuma circa 7 milioni di tonnellate di riso all’anno. Di queste, 770.000 tonnellate possono essere importate senza dazi nell’ambito di un accordo internazionale volto a garantire un «accesso minimo» al mercato giapponese. È possibile importare riso al di fuori della quota di accesso minimo, ma in quel caso si applica un dazio di 341 yen al chilogrammo. Akazawa ha detto che acciaio e alluminio, attualmente soggetti a dazi del 50%, non sono inclusi nell’accordo. Ha inoltre affermato che l’aumento della spesa per la difesa del Giappone non fa parte dell’intesa. Takahide Kiuchi, economista senior del Nomura Research Institute, ha dichiarato che il dazio del 15% ridurrebbe il PIL giapponese dello 0,55% in totale, contro una riduzione dello 0,85% che sarebbe derivata da un dazio reciproco del 25%.