Giuseppe Marinoni è agli arresti domiciliari da giovedì «però è sereno e determinato a dimostrare di non essere parte di alcun sistema corruttivo». Lo ha affermato il suo legale Eugenio Bono parlando dello stato d’animo del suo assistito, l’ex presidente della Commissione Paesaggio del Comune di Milano, al centro dalla maxi inchiesta della procura milanese sull’urbanistica.
Un’inchiesta che ha portato all’arresto di Marinoni e di altre cinque persone tra architetti e assessori della giunta di Giuseppe Sala, anche lui tra i 74 indagati. Ai domiciliari sono finiti il ceo di Coima Manfredi Catella, l’ex assessore alla rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi, l’architetto Alessandro Scandurra e l’ex manager della società di ingegneria J+S Federico Pella. Disposto il carcere, invece, per il patron di Bluestone Andrea Bezziccheri rinviato a giudizio anche nel filone che riguarda le Park Towers di Crescenzago.
Tutti accusati di corruzione e, a vario titolo, di false dichiarazioni e induzione indebita a dare o promettere utilità. Nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari Mattia Fiorentini viene messo nero su bianco il “sistema”, che ruotava attorno all'urbanistica milanese, «così rodato che il presidente della Commissione per il paesaggio» Giuseppe Marinoni «non faceva mistero», come risulta dai messaggi nelle mani della procura, «di aver concordato con l’assessore Tancredi di inserire una “spolverata” di edilizia sociale quale ingrediente per ravvisare un interesse pubblico», puramente «strumentale», nel partenariato pubblico-privato sui “nodi” e sulle porte metropolitane, ovvero sulla rigenerazione delle aree periferiche di accesso a Milano.














