Tra chi rispolvera in fretta i manuali di macroeconomia, chi scartabella le liste dei beni sottoposti a maggiorazione e chi controlla compulsivamente le app di trading, una cosa è certa: tutti vorrebbero essere nella mente di Donald Trump, l’uomo che sta facendo impazzire i mercati finanziari globali.

Dopo la firma dell’ordine esecutivo con cui il presidente statunitense ha ufficialmente rilanciato la sua politica protezionistica, il mondo s’interroga. La nuova misura prevede l’introduzione di tariffe doganali comprese tra il 10% e il 41% su circa settanta Paesi, con la conferma di un dazio del 15% sui prodotti provenienti dall’Unione Europea. Una stretta che, a detta della Casa Bianca, punta a «riequilibrare la bilancia commerciale» degli Usa, ma rischia di avere ripercussioni su catene di approvvigionamento, prezzi al consumo e stabilità economica globale. Il provvedimento non comprende ancora le tariffe sulle automobili al 15% provenienti dal Vecchio Continente, né l’applicazione di alcune clausole strategiche su beni ad alto valore come gli aerei. Tuttavia, è stato confermato che la soglia tariffaria concordata con Ursula von der Leyen entrerà in vigore dall’8 agosto. Fino al 5 ottobre, per le merci già in transito, continueranno ad applicarsi le vecchie aliquote: il 10% base, più l’eventuale percentuale aggiuntiva prevista dalla clausola della «Nazione più favorita».