Atre mesi dal Liberation Day, Donald Trump affossa nuovamente le Borse fissando con un ordine esecutivo una raffica di dazi dal 15% al 50% per oltre 90 Paesi, confermando sostanzialmente l'accordo con la Ue ma bastonando in particolare, per motivi diversi, Canada, Brasile e Svizzera.
Per tutte le nazioni non nominate nel provvedimento scatta una tariffa di base del 10%, compresa la Russia.
Una mossa che minaccia di aumentare i costi per le aziende e i prezzi pagati dai consumatori, nonché di rallentare l'economia globale, anche se l'Fmi si è mostrato meno pessimista martedì scorso rispetto a tre mesi fa. Ma la prima reazione dei mercati è negativa: Wall Street ha aperto in rosso, mentre le Borse europee hanno bruciato 269 miliardi di euro (di cui 22 a Milano, con l'indice Ftse Mib che ha ceduto il 2,55%) e la maggior parte dei mercati asiatici ha chiuso in calo. Spaventano gli effetti dei dazi sull'economia ma anche i deludenti dati macro americani: pil in crescita ma meno del previsto, inflazione in aumento e, venerdì, una frenata del mercato del lavoro, con la creazione in luglio di solo 75 mila nuovi posti (il mese più debole degli ultimi quattro anni) e una disoccupazione salita al 4,2%.













