Donald Trump ha sollevato il sipario su nuovi e severi dazi contro decine di paesi al mondo grazie ai quali intende ridisegnare l’economia e il commercio globali nel nome di America First. Il gesto dell’amministrazione americana rischia nuove escalation di conflitti e instabilità, ma lascia aperto anche qualche spiraglio diplomatico, in una partita al cardiopalma: il “Giorno X” dell’entrata in vigore effettiva dei dazi slitta di una settimana, dal primo al 7 agosto.
La Casa Bianca ha deciso che, invece di scattare da oggi come aveva indicato, verranno applicati dalla mezzanotte e un minuto di giovedì prossimo. Le merci caricate prima di quella data su navi cargo e che entrano nei porti americani entro il 5 ottobre saranno inoltre graziate, assoggettate alle tariffe preesistenti e non alle nuove.
La doppia mossa mostra sia la determinazione di Trump nel brandire l’arma dei dazi nelle sue guerre commerciali e piegare alleati e rivali alle sue richieste, che le chance di ulteriori giri di trattative in extremis da parte di paesi che non abbiano finora trovato un accordo con gli Usa per cercare quantomeno di contenere il loro impatto. Il nuovo decreto, nel segno dell’aggressività dell’amministrazione, prescrive anche una nuova misura per combattere il cosiddetto “transshipment”, cioè il passaggio di prodotti da paesi terzi per evitare dazi più elevati imposti al vero paese di origine: qui, sulla base della valutazione delle dogane americane, vengono stabiliti dazi del 40 per cento.












