WASHINGTON. Le granitiche certezze che la Casa Bianca ha ostentato sino all’ultimo «domani (oggi, n.d.r.) entreranno in vigori i dazi reciproci», si squagliano quando Washington è attovagliata e il tempo mangia le ultime ore del giorno. Il tanto atteso ordine esecutivo di Donald Trump – stavolta lontano dalle telecamere e dalle domande dei reporter – divide il mondo in tre parti: ci sono nuove misure tariffarie per i Paesi con cui gli Usa hanno chiuso accordi commerciali e per quelle con cui c’è un’intesa – come la Ue – ma non ancora ratificata e da colmare nei dettagli. Infine c’è l’affondo contro il Canada che si vede affibbiare un dazio del 35%, Ottawa paga l’intransigenza negoziale e forse nell’ultimo miglio anche la decisione di sostenere la nascita dello Stato palestinese. Si va quindi da imposte da un minimo del 10% sino al 41% della Siria. La vera sorpresa è che non sono entrate in vigore alle 00:01 ora americana, come previsto e sbandierato ai quattro venti da tutti gli esponenti dell’Amministrazione, bensì fra una settimana, il 7 agosto. Ma non tutte, anche qui l’eccezione è notevole. Le tariffe doganali restano invariate per le merci spedite via nave entro il 5 ottobre. A conti fatti la stragrande maggioranza delle spedizioni europee non pagherà l’aliquota del 15% sino al prossimo autunno.
Trump conferma i dazi al 15% con l’Ue, le tariffe al Canada alzate dal 25 al 35%
Si va da imposte da un minimo del 10% sino al 41% della Siria










