La tregua armata sul commercio fra America e Cina è provvisoria e piena di incertezze. Può sfociare verso un disarmo bilaterale controllato, rispetto alle punte massime dei dazi minacciati o già applicati. Contiene indicazioni utili anche all’Europa. Il neo-protezionismo trumpiano forse non sarà così brutale come nella prima versione. Grandi banche Usa scommettono che a fine anno si potrebbe attestare su una media di dazi del 15% (con eccezioni per qualche settore come l’acciaio). È molto meno delle “grida” lanciate nel Liberation Day del 2 aprile. Ma è pur sempre il sestuplo rispetto al livello di partenza che erano dazi medi del 2,5%. Non si torna a un’Età dell’Oro delle frontiere aperte, a cui è venuto meno il consenso sociale almeno negli Stati Uniti. Inoltre tregue e compromessi saranno determinati dai rapporti di forze e dalle contropartite che ciascuno mette sul tavolo.
«Puntare alla soglia massima», il metodo a zig zag di Trump: perché l’era del libero scambio non tornerà più
La pausa nella guerra commerciale è temporanea e incerta. Le banche d’affari ora pensano che il livello medio dei dazi arriverà al 15%, poco rispetto alle minacce ma pur sempre il sestuplo di inizio 2025









