Ci risiamo. Le minacce di Donald Trump sulle punizioni per chi non si allinea hanno immediatamente riacceso un nuovo psicodramma sui dazi. In Europa c’è chi invoca il bazooka per rispondere a tono. Una raffica di contro tariffe “anti-coercizione” che potrebbe arrivare fino a 93 miliardi. E qualcuno a Bruxelles gli dà pure retta, visto che la Commissione ha deciso di sospendere l’accordo attualmente in vigore. Ci sono poi quelli che fanno i conti, vaticinando perdite mostruose per le aziende italiane, quelli che si preparano all’apocalisse e infine quelli che la sanno lunga, e mettono in guardia il tycoon sostenendo che i dazi fanno più male a chi li mette che a chi li subisce. Insomma, il solito copione di balle in libertà.
L’unico che non si scompone, com’è nel suo stile, è il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. A chi gli chiede dei rischi di un’escalation sui dazi, risponde senza battere ciglio: «Ce la faremo anche stavolta». Tranquillità sconsiderata? Salvinismo fuori luogo? In realtà, le probabilità che finisca tutto in una bolla di sapone come dice lui sono elevatissime. Anzi, forse è già andata così, visto che ieri il presidente Usa a Davos ha detto di aver definito un quadro d’intesa soddisfacente sulla Groenlandia e ha annunciato la sospensione dei dazi contro i Paesi europei.










