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26 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 12:54

A Davos Donald Trump ha minacciato “una grande ritorsione” se l’Europa venderà i titoli di stato americani. Perché il debito Usa è ormai gigantesco (38mila miliardi di dollari) e costoso. Un quarto di quel debito è in mani straniere e una fetta importante in quelle europee, che se decidessero di liberarsene — nei giorni scorsi due tra i più grandi fondi pensione di Svezia e Danimarca hanno dismesso titoli statunitensi — potrebbero colpire dove fa più male. Così, archiviati per ora contro dazi e bazooka anti-coercizione minacciati dalla Ue nello scontro sulla Groenlandia, torna l’ipotesi di prendere le distanze dai Treasury Usa. Anche nella prospettiva di un allargamento del mercato del debito europeo: la via più efficace per opporsi a Donald Trump? Lo chiediamo a Massimo Bordignon, docente di Scienza delle finanze all’Università Cattolica di Milano e a lungo consulente della Commissione europea, che vede negli Eurobond non solo un utile strumento finanziario, ma anche una leva politica per riequilibrare i rapporti internazionali rafforzando l’euro: “È quello che diciamo da tempo, però ce ne vuole”, avverte. A partire da un salto politico e fiscale che l’Unione non ha ancora compiuto. Non solo: le dimensioni che dovrebbe raggiungere il nuovo debito richiedono investimenti strutturali — “debito buono” per dirla con le parole della presidente della BCE Christine Lagarde —, e al momento l’unica idea è quella del riarmo. Tutto per creare titoli europei finalmente in grado di rappresentare un’alternativa a quelli Usa: ma come potrebbe reagire Trump?