Quando, a metà pomeriggio, si è capito che l'ennesimo attacco frontale di Donald Trump all'Europa sarebbe affogato nel silenzio delle istituzioni comunitarie, è stato chiaro un dato: la trappola dell'agenda ordita nei confronti del presidente americano, a Bruxelles, è stata considerata riuscita.

Lasciare il tycoon più o meno da solo, a Davos, non è stata una scelta facile. Ma è stato il risultato di una serie di ragionamenti, che hanno portato ad esempio Ursula von der Leyen ad evitare il bilaterale con Trump prima di vedere i 27 leader europei.

E' stata, se vogliamo, una delle prime prove di vera compattezza dell'Ue nei confronti della nuova America. Prima Emmanuel Macron, Pedro Sanchez e Mette Frederiksen, poi von der Leyen e il cancelliere Friedrich Merz. Senza contare Keir Starmer. Nessuno ha visto Trump sulle Alpi, nonostante il presidente americano avesse anticipato un vertice sulla Groenlandia e, per giovedì, avesse organizzato la cerimonia per la costituzione del Board di Gaza. La mossa è parsa ben ordita anche nella tempistica: solo con Trump in volo sull'Atlantico è emerso, ad esempio, che von der Leyen avesse deciso di cambiare la sua agenda, tornando a Bruxelles - e non a Davos - dopo l'intervento in Plenaria a Strasburgo.