La tranquillità dei mercati, che ieri hanno condotto una seduta in leggero rialzo, non deve confondere. Sotto restano, infatti, decine di questioni aperte che nei prossimi giorni potrebbero portare verso una nuova instabilità. A cominciare dai nuovi dazi, entrati in vigore ieri, che portano le tariffe sull’alluminio e sull’acciaio al 50%, dal 25%.

Dazi, da oggi tariffe del 50% su acciaio e alluminio: Trump ha firmato il decreto. «Ora l'Ue presenti la sua migliore offerta». Poi a Xi: è molto tosto. Gb resta al 25%

È abbastanza chiaro che si stanno delineando due fronti. Uno esterno, che contempla i negoziati sui dazi e, per ora, il bisticcio con la Cina e un cauto ottimismo con l’Europa. L’altro interno, che riporta al centro il confronto tra Donald Trump e Jerome Powell. Ieri, il presidente americano ha chiamato in causa il presidente della Fed dopo la pubblicazione dei dati sulle assunzioni di maggio che hanno registrato il peggior mese degli ultimi due anni con soli 37mila nuovi posti di lavoro, segnale di un possibile rallentamento dell’economia. «Sono usciti i numeri sulle assunzioni. È troppo tardi - ha scritto il tycoon su Truth - Powell deve abbassare i tassi: è incredibile che non lo faccia». Da mesi, l’inquilino della Casa Bianca chiede al presidente Fed di abbassare il costo del denaro, mentre la banca centrale continua a prendere tempo per cercare di capire l’andamento dell’economia ed evitare di innescare un aumento dell’inflazione. Da alcuni mesi, intanto, un gruppo di economisti bipartisan ribadisce come i dazi e i continui cambi di opinione dell’amministrazione Usa rischiano di portare gli Stati Uniti verso una recessione.