Già - per chiunque abbia un minimo di sensibilità liberale - l’appello dell’accusa è di per sé un’anomalia, qualcosa che andrebbe eliminato. Se infatti, nel primo grado di giudizio, un cittadino è riconosciuto innocente, e se quindi l’accusa non è stata in grado di sostenere la tesi colpevolista, sarebbe il caso che l’ufficio del pubblico ministero rinunciasse a fare appello, con ciò pretendendo di inchiodare un cittadino innocente a una condizione di processo infinito.

La cosa è particolarmente scandalosa nel caso che riguarda Matteo Salvini, riconosciuto innocente per le sue scelte ai tempi in cui era Ministro degli Interni. E invece no: dopo l’assoluzione sul caso Open Arms, la Procura di Palermo insiste e pare non darsi pace, avendo deciso di ricorrere direttamente in Cassazione. Procedura rara e per molti versi anomala: l’obiettivo è saltare il secondo grado e andare subito al terzo, dove il giudizio non è sui fatti ma sull’applicazione delle norme. La via scelta è insidiosissima per svariate ragioni. Intanto, dove sta scritto (tesi della Procura) che i fatti siano indubitabilmente accertati e che tutto si riduca all’interpretazione delle norme? Qui “fatto” e “diritto”, come direbbero i giuristi, sono intrecciati come legni di vimini. E allora sorge un dubbio: non sarà che la Procura “cerca” la Cassazione per i suoi recenti orientamenti antigovernativi in materia di immigrazione? Un terreno di gioco forse reputato da qualcuno più “favorevole”.