Contrordine, compagni. L’assoluzione definitiva di Matteo Salvini è un fatto irrilevante. Non bisogna parlarne. E se proprio bisogna dire qualcosa, si deve dire che il leader della Lega ha ben poco da lamentarsi. L’hanno assolto, quindi vuol dire che la giustizia italiana funziona. Altro che referendum, altro che separazione delle carriere. Anche il capo del Carroccio è tutelato al pari degli altri cittadini, di che si lagna suvvia!

Il fenomeno della rimozione progressista dell’assoluzione di Salvini è andato in scena subito dopo il verdetto della Cassazione: dopo anni e annidi martellante campagna sul Matteo sequestratore di migranti tra le tante copertine resta inarrivabile quella dell’Espresso del 2018 dal titolo “Uomini e No” con le facce di Aboubakar Soumahoro e Salvini - il proscioglimento è passato clamorosamente in cavalleria.

Sopire e troncare, troncare e sopire. Il quotidiano Domani ieri non ha nemmeno dato conto della notizia, né in prima pagina né nelle pagine interne; sul Fatto quotidiano, foglio simbolo del giustizialismo, ha solo una fotonotizia a pagina 13; La Stampa di Torino relega la notizia a un trafiletto a pagina 22; Repubblica dà sì la notizia in copertina, ma poi si deve arrivare fino a pagina 19 per l’articolo sulla vicenda. Una narrazione inversamente proporzionale alle pagine e pagine in cui si dava conto delle tesi della Procura di Palermo (demolite sia in primo grado che in Cassazione).